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L’autunnale torcicollo

L'autunnale torcicollo

Il passaggio dalla stagione più calda ai primi freddi può causare febbre, dolori muscolari o torcicollo. Per quest’ultimo si consigliano i cerotti termici, che rilasciano calore, o cerotti antinfiammatori, contenenti un principio attivo farmaceutico. Di seguito un approfondimento per capire e non farci cogliere di sorpresa.

Il trauma è una lesione locale o generalizzata dovuta all’azione violenta di agenti esterni all’organismo che possono essere di varia natura: meccanica, elettrica, chimica o psichica. I traumi fisici comprendono:

  • lesioni dell’apparato locomotore come distorsioni, fratture, contusioni
  • lesioni cutanee come ferite, ustioni
  • lesioni viscerali che possono interessare fegato, milza, reni.

La gravità dei traumi dipende dalla violenza dello shock subito, dall’organo colpito e dalla presenza di eventuali lesioni multiple (politrauma). La prognosi è aggravata dalla presenza di lesioni multiple, dalla compromissione di organi vitali (cervello, cuore, polmoni ecc.), da complicazioni quali un’infezione o un’emorragia oppure dalla presenza di una patologia preesistente al trauma.

Esaminiamo le lesioni osteoarticolari lievi, quali le distorsioni, le lussazioni e le lesioni muscolari.

La distorsione è una lesione traumatica di un’articolazione con stiramento o strappo dei legamenti, senza dislocazione permanente delle superfici articolari. Le distorsioni più frequenti sono quelle della caviglia e del ginocchio. La distorsione può essere provocata da un brusco movimento articolare, in seguito al quale i legamenti subiscono un violento stiramento. I sintomi caratteristici sono dolore acuto e immediato ed edema localizzato. Si individuano due tipi di distorsione:

  • la distorsione benigna: è un semplice stiramento dei legamenti senza lesioni aggiuntive. Mettendo a riposo l’articolazione colpita, è possibile un ritorno allo stato iniziale nel giro di alcune settimane. Generalmente viene prescritto un blando trattamento antinfiammatorio;
  • la distorsione grave: comporta la rottura di uno o più legamenti, o anche il distacco del frammento osseo al quale il legamento è ancorato. La radiografia conferma e precisa la diagnosi formulata dal medico durante l’esame fisico. Nei casi più complessi può essere eseguita una risonanza magnetica. L’intervento chirurgico è raramente necessario ed è finalizzato a ripristinare il collegamento dei legamenti.

L’immobilizzazione mediante ingessatura o fasciatura è indispensabile per alcune settimane (da tre a otto settimane a seconda dei casi). La rieducazione è volta a ridare ampiezza ai movimenti e a ritrovare il tono muscolare perso durante l’immobilizzazione; le sedute durano da uno a due mesi e possono iniziare poco dopo l’intervento in assenza di ingessatura (contrazioni statiche). Una distorsione curata male può diventare recidivante e l’instabilità dell’articolazione colpita avrà delle ripercussioni sulle altre articolazioni.

La lussazione è uno spostamento permanente delle superfici articolari l’una rispetto all’altra. Lo spostamento è sempre accompagnato da lesioni, stiramento estremo o rottura dei legamenti. Il trattamento associa la riduzione (ripristino dei normali rapporti fra le superfici articolari) e la contenzione della lussazione (immobilizzazione flessibile), che evita ricadute e consente la cicatrizzazione dei legamenti. Si distinguono due tipi di lussazione a seconda delle articolazioni interessate:

  • le lussazioni delle piccole articolazioni (falangi o acromion-clavicolare, per esempio), che sono facilmente riducibili anche senza anestesia. È sufficiente una contenzione mediante fasciatura o bendaggio adesivo (strapping);
  • le lussazioni delle grosse articolazioni, che sono più problematiche.

Il trattamento della lussazione della spalla, per esempio, prevede una riduzione in anestesia totale e quindi presuppone il ricovero in ospedale. La contenzione è eseguita mediante fasciatura di Dujarier (fasciatura che immobilizza il braccio al corpo, lasciando libera solo la mano) gessata o semplice. La rieducazione è quindi indispensabile. Normalmente le fibre muscolari si contraggono e si distendono senza lesionarsi. Se invece subiscono una tensione eccessiva si possono rompere determinando lesioni di vario tipo.

Le lesioni muscolari possono essere causate da eccessivo affaticamento, da riscaldamento inadeguato prima di svolgere un’attività sportiva, dall’esecuzione di movimenti scorretti (quando i muscoli sono sottoposti a uno sforzo inusuale, per esempio). Generalmente vengono classificate in quattro stadi a seconda della gravità del danno muscolare.

  • Contrattura: è di per sé un atto difensivo che insorge quando il tessuto muscolare viene sollecitato oltre il suo limite fisiologico di sopportazione. L’eccessivo carico innesca un meccanismo di difesa che porta il muscolo a contrarsi. Il trattamento manuale o locale e il riposo possono guarire questo tipo di lesioni che sono sempre benigne, sebbene dolorose.
  • Stiramento (o elongazione): se il muscolo non sopporta la tensione a cui è sottoposto, alcune fibre possono distendersi perdendo la loro elasticità e il loro tono abituale. Anche in questo caso la lesione guarisce facilmente con il riposo e un trattamento locale.
  • Distrazione (o strappo): è una lesione piuttosto grave che causa la rottura di alcune fibre che compongono il muscolo. I sintomi clinici che permettono di formulare la diagnosi sono un dolore molto acuto, l’impotenza funzionale e l’ematoma. L’esame ecografico conferma la diagnosi ed evidenzia la presenza dell’ematoma. Il periodo di riposo consigliato e il trattamento locale sono più lunghi rispetto alla contrattura e allo stiramento.
  • Rottura tendinea (parziale o totale): la rottura, anziché interessare le fibre muscolari e quindi il corpo carnoso del muscolo, si verifica a livello del tendine. La rottura del tendine di Achille è il caso più noto. Per questo tipo di lesioni è necessario ricorrere al trattamento chirurgico e all’immobilizzazione dell’articolazione. Approfondimento

 

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